Deborah Mendolicchio | Arte e attenzione al sociale
Se tracciamo una storia degli stili, vediamo che questi si modificano con il modificarsi della società, delle sue tecnologie, della cultura. L'artista è l'eletto, l'illuminato, che assorbe attorno a se il cambiamento...
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Fabio Baggio Morano, https://www.instagram.com/p/Bg3e2XQlm2y/?igshid=cp8n3utl13z4

Arte e attenzione al sociale: la sottile denuncia che accompagna lo stile

Se l’#arte non parlasse dichiaratamente o velatamente della propria #società, rimarrebbe bell’artigianato.

E’ la ricerca continua dell’artista a creare domande e proporre alternative, senza dare una risposta finale. Questo permette all’arte di modificare continuamente il suo stile e quindi di non fermarsi mai.

Se tracciamo una storia degli stili, vediamo che questi si modificano con il modificarsi della società, delle sue tecnologie, della cultura. L’artista è l’eletto, l’illuminato, che assorbe attorno a se il #cambiamento e lo elabora cercando spasmodicamente di condividerlo con parole, immagini, dipinti, sculture, performing, danza e via dicendo.

Nelle mie ricerche d’aggiornamento sulle novità d’arte su Instagram mi sono imbattuta in Fabio Baggio Morano Artista, che poi scopro vivere vicino alle mie zone di residenza. In lui vedo un’esempio di quello di cui si parlava sopra.

Lui sente la vita ovunque, nelle cose inanimate come nella natura e ritiene che il tutto si trasformi, non finisca mai. Non possiamo quindi scegliere di porre fine alla vita, noi esseri umani, come se, da dominatori, avessimo voluto classificare la vita in caste. Nelle sue opere si avverte la sensazione soffocante del mondo animale ridotto in gabbia, ridotto a carne macellata, ridotto a ossa da triturare e compostare. E’ lì, in questa sorta di muscolo teatralizzato che si intravede all’improvviso un occhio. L’occhio non mente mai, è lo specchio dell’anima, anche degli animali.

 

 

 

Uno zoom ci fa vedere la carne sotto la pelle, ma poi un flash ci riporta ai sentimenti del mondo che noi definiamo, per nostro comodo, animale.

Noi ci cibiamo di carne, ma se la chiamassimo corpo, ci cibiamo di corpi, se la chiamassimo vita, ci cibiamo di vite, se la chiamassimo anima, ci cibiamo di anime… Chiamandola CARNE tutto si raffredda dato che cresciamo abituati a chiamare così i nostri alimenti proteici per eccellenza senza farci troppe domande.

 

 

Vedete, è come se un nuovo mondo alieno, in senso critico, fosse già in noi, perché siamo necessariamente costretti a mutare davanti al nutrimento di esseri viventi che hanno una storia da raccontare, una vita vissuta, una famiglia costruita e spesso spezzata dal macello. Potrà una carne terrorizzata farci del bene? Dobbiamo mutare in essere insensibili, spegnere quel lato di sensibilità.

Così enormi banchi da macello diventano scenari surreali dipinti ad olio, teatri monumentali e metafisici per raccontarci di come dietro al nostro mondo di filiere da guadagno, si celino anime e sguardi che implorano aiuto.

Se gli dici: “Fabio, ma tu sei vegano allora?” lui si chiude, un po’ seccato… come quando gli dici: “Sei un Artista”. Detesta i sistemi, le mode e le convenzionalità. Non chiamatelo #Vegano, non chiamatelo #Artista, lui è Fabio, Fabio che crede che la vita debba essere valorizzata, per tutti. Fabio che non si sente superiore ad altri esseri viventi e che quindi può sentirne il gemito.

Interpretazione personale, Deborah Mendolicchio